La normativa UE sull’intelligenza artificiale è arrivata a un accordo storico.
Dopo due anni di dibattito, cercando di stare al passo con una tecnologia in piena espansione, e
dopo tre giorni di negoziati, le istituzioni europee hanno firmato l’intesa che dà il via al’AI
Act, la prima legge al mondo sull’intelligenza artificiale. Alla base di questo pacchetto di
regole, c’è la volontà di tutelare la sicurezza e i diritti fondamentali dei cittadini,
garantendo, allo stesso tempo il sostegno all’innovazione in Europa.
Naturalmente questo è solo l’inizio. Concluso l’accordo politico, l’AI Act passa nelle mani dei
tecnici che dovranno entrare nel dettaglio e normare ogni singolo aspetto di questo settore. Ci
saranno sei mesi di tempo per definire i divieti puntuali, e due anni per trasformare l’atto in
legge. È comunque prevista una
conformità volontaria: aderendo all’AI Pact le aziende europee, potranno
adeguarsi alla legge UE sull’intelligenza artificiale, prima che questa diventi pienamente
operativa.
Cosa prevede l’accordo sull’AI Act europeo?
La regolamentazione riguarda diversi aspetti e applicazioni dell’intelligenza artificiale. Fra le
altre cose, l’accordo prevede:
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Tutele ed eccezioni molto ristrette per l’uso dell’intelligenza artificiale per motivi di
sicurezza, e in particolare rispetto ai sistemi di identificazione biometrica (RBI).
Il riconoscimento può essere fatto solo previa autorizzazione giudiziaria e solo per una serie
ristretta di motivazioni (ricerche mirate e motivate per sospetti di reato grave). L’RBI in
tempo reale sarebbe possibile solo per ricerche mirate di vittime o di sospettati di reati molto
gravi, o per prevenire minacce terroristiche.
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Una serie di divieti legati a usi considerati inammissibili dalle istituzioni
europee, tra cui: l’uso dell’AI per calcolare il punteggio sociale delle persone; il
riconoscimento biometrico basato su caratteristiche sensibili come l’etnia, l’orientamento
sessuale o politico; la creazione di database di riconoscimento facciale non mirato, a partire
da immagini prese da internet; il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e a scuola;
lo sviluppo di sistemi in grado di manipolare i comportamenti degli individui.
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Regole e obblighi per i modelli di AI generica ad alto impatto. I modelli
fondativi ad alto impatto sono quelle forme di AI capaci di svolgere una serie di attività sulla
base di una quantità altissima di dati. Stiamo parlando di strumenti come GPT-4 di ChatGPT,
Midjourney, LaMDA di Google Bard. Il discrimine fra i sistemi considerati ad alto impatto,
capaci di rappresentare rischi sistemici, e il resto dei sistemi di AI, sta nella potenza di
calcolo. Più è grande, maggiori sono i vincoli. Per esempio, garantire la trasparenza dei
processi di addestramento, e la condivisione della documentazione tecnica prima della
commercializzazione. I sistemi con potenza di calcolo inferiore possono essere commercializzati
senza un controllo preventivo, ma devono rispettare le regole imposte dalla normativa europea
dal momento in cui i loro servizi sono lanciati sul mercato.
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Il diritto per i cittadini europei di presentare reclami e chiarimenti
sui provvedimenti presi con l’utilizzo di sistemi di AI ad alto impatto, che potrebbero avere
una ripercussione sui propri diritti fondamentali.
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Una serie di strumenti per rafforzare il copyright. Le implicazioni per chi
crea strumenti basati su Large Language Models sono ancora piuttosto vaghe, ma si ipotizza
l’obbligo di pubblicare preventivamente i dati di addestramento per dimostrare la non violazione
dei diritti d’autore.
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Un regime di sanzioni che varia in base alle dimensioni delle aziende e al tipo
di violazione. Le multe possono andare dai 35 milioni di euro o dal 7% del fatturato annuo per
l’uso di sistemi vietati, fino a 7,5 milioni o all’1,5% del fatturato per la produzione di
informazioni non corrette. Le multe si riducono per le PMI e le start-up.
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Misure a sostegno dell’innovazione e delle PMI. Non solo in termini di
incentivi o di riduzione delle sanzioni, ma anche come eccezioni ai divieti e agli obblighi
previsti, per favorire la ricerca e l’adozione delle nuove tecnologie digitali da parte delle
PMI, con la creazione di regulatory sandbox, ovvero di aree test esenti da vincoli, per
non limitare eccessivamente l’innovazione europea.
Nonostante questa apertura, c’è chi non è soddisfatto del testo dell’accordo, come la
CCIA Europe, l’Associazione dell’industria dei computer e delle
telecomunicazioni, secondo la quale l’AI Act sarebbe diventato troppo prescrittivo rispetto alla
versione originaria, imponendo un sistema di vincoli troppo rigido, soprattutto per le
applicazioni di intelligenza artificiale generativa generaliste e potenti, che si trovano alla
base di moltissimi software e prodotti digitali europei.
E in effetti, strumenti generalisti e molto potenti come Gemini, l’AI sviluppata da Google in
grado di generare immagini, testi e audio, in tre diverse versioni (ultra, pro, nano) per
rinnovare Google Bard, al momento non sembrerebbe contemplare l’Unione Europea come mercato di
lancio, proprio per il dibattito e le restrizioni imposte dall’AI Act.
Quali possibilità e soluzioni per le imprese?
L’Intelligenza Artificiale generativa apre opportunità incredibili, ma una vera e propria
transizione all’AI, per le imprese europee, soprattutto se PMI, può rivelarsi un labirinto. Che
fare dunque?
Non abbiamo una risposta univoca e già definita per tutte le realtà imprenditoriali, ma crediamo
fermamente che il successo di ogni pioniere si fondi da un lato sulla possibilità di avere in
squadra una guida esperta dei territori in cui ci si muove. E dall’altro, su
dotazioni robuste, impeccabili, costantemente mantenute e aggiornate.
Nel caso dell’AI generativa la guida esperta non può essere un mero fornitore di software, quanto
piuttosto un partner tecnologico, in grado di accompagnare l’organizzazione dal
punto di vista tecnico, ma anche normativo e strategico, lungo tutto il percorso di
digitalizzazione e implementazione dell’intelligenza artificiale nei diversi processi
organizzativi e produttivi. Mentre, fra le dotazioni non possiamo non segnalare strumenti come
Rational AI, la piattaforma di
intelligenza artificiale capace di trasformare i dati che arrivano dalle diverse fonti aziendali
in conoscenza, fornendo al contempo un ecosistema di supporto clienti completo.
Sì è vero, è un prodotto Geckosoft, ma il motivo per cui lo citiamo in questo articolo è che si
tratta di uno dei pochi, se non l’unico al momento, strumenti di intelligenza artificiale
generativa a
non essere basato su modelli fondativi ad alto impatto, come GPT-4 e simili,
oggetto delle maggiori restrizioni da parte della normativa europea.
Implementato sull’infrastruttura interna dell’organizzazione che lo usa, addestrato con le
informazioni provenienti dai database aziendali e dall’interazione continua con gli utenti del
cliente stesso,
Rational AI è un ecosistema di strumenti AI versatile e completo, ma costruito e
aggiornato sulle regole del nostro territorio. Questo garantisce il controllo completo sui dati
trattati e il rispetto delle leggi sulla privacy, fra cui la sicurezza che i dati raccolti non
vengano inviati a parti terze al di fuori dei confini dell’UE.
Stai cercando una guida esperta che accompagni la tua organizzazione nella transizione efficace e
corretta all’intelligenza artificiale?
Parliamone!
TL;DR
L’AI Act introduce il primo quadro normativo globale sull’intelligenza artificiale, con
l’obiettivo di tutelare diritti e sicurezza senza frenare l’innovazione. Prevede divieti su usi ad
alto rischio (riconoscimento biometrico indiscriminato, punteggi sociali, manipolazione
comportamentale), obblighi stringenti per i modelli generici più potenti, diritto dei cittadini a
contestare decisioni automatizzate, rafforzamento del copyright, sanzioni proporzionate e misure a
favore delle PMI tramite sandbox regolatorie. Le aziende devono orientarsi in un contesto
complesso: servono partner tecnologici capaci di gestire aspetti tecnici, normativi e strategici.
Soluzioni come Rational AI offrono un’alternativa conforme perché non basate su modelli fondativi
ad alto impatto e implementate internamente, garantendo controllo dei dati e rispetto delle norme
europee.