L’intelligenza artificiale fa parte delle nostre vite già da tempo e negli ambiti più disparati:
sul lavoro, dal medico, in banca, nelle nostre case, nei nostri smartphone. Eppure da qualche
settimana non si fa altro che parlare di AI. In particolare il lancio del chatbot basato
sull’intelligenza artificiale di OpenAI sta avendo un’eco mediatica incredibile. Raggiungendo il
milione di utenti in soli 5 giorni, scatenando commenti che gridano alla rivoluzione, corsi di
formazione che ti insegnano
come usare ChatGPT, ma anche detrattori, scettici, curiosi, pionieri dello
strumento.
Per gli informatici ChatGPT, non è che uno dei tanti
strumenti alimentati dall’intelligenza artificiale, e neanche il più avanzato. Da qualche anno esistono motori di ricerca e algoritmi generativi
capaci di produrre in autonomia testi, immagini, video, stringhe di codice. Pensiamo, per citarne
solo alcuni, a DALLE-2, o a Midjourney, usato recentemente da Barilla per creare le immagini di
uno dei suoi ultimi social post del 2022. Pensiamo a LaMDA (Language Model for Dialogue
Applications) di Google per capire meglio gli intenti di ricerca; e poi ancora: Make-a-Video di
Meta, Whisper, l’algoritmo open source per la trascrizione fedele di contenuti audio; Copilot di
GitHub, per offrire assistenza agli sviluppatori.
D’altra parte è innegabile constatare l’incredibile passo avanti fatto da OpenAI con l’ultima
evoluzione di GPT lanciata a fine novembre e aggiornata a metà dicembre 2022.
Cosa c’è di diverso rispetto ai chatbot generativi precedenti, anche della stessa
OpenAI?
Oltre a migliori performance (risposte più lunghe, articolate e precise), c’è una trasversalità di
ambiti di intervento e, soprattutto, una facilità d’uso che apre lo strumento ai non addetti ai
lavori, con risultati strabilianti.
Per la prima volta una macchina riesce a dare risposte efficaci e a strutturare testi su
praticamente qualsiasi argomento. Responsabili di aziende, agenzie, creativi, freelance,
chiunque può usare lo strumento senza dover leggere il libretto di istruzioni,
semplicemente inserendo un prompt adeguato. L’intenso flusso di traffico, che rende difficile
usare ChatGPT in questi giorni, ne è la prova.
Un vero salto in avanti per l’AI e la sua applicazione nel presente di moltissime realtà
lavorative e nelle relative scelte d’investimento. Ma siamo sicuri che
ChatGPT avrà la risposta a tutte le nostre domande? Certo che no! O almeno, la
risposta sarà plausibile e del tutto convincente, ma, più spesso di quanto pensi, sarà
impercettibilmente sbagliata. Ecco perché qui abbiamo deciso di raccontarti come non usare
ChatGPT, per sfruttare al massimo le sue potenzialità, senza rischiare di perderti nei suoi
meandri verbosi.
Cos’è ChatGPT?
Prima di elencare i limiti di questo tool, definiamolo. ChatGPT (Chat Generative Pre-trained
Transformer) è un generatore di linguaggio basato su GPT-3.5, a sua volta basato su GPT-3
(davinci-003). Si tratta di un
modello linguistico addestrato per avere conversazioni, offrire risposte,
suggerimenti, per scrivere in completa autonomia su un’incredibile varietà di argomenti. Puoi
chiedere di produrre un articolo per un blog, un tema scolastico, uno script per uno spot, il
testo di un’email, la caption di un social post. Nell’ultima versione, addirittura, c’è anche la
possibilità di generare codice.
Questo tool di AI funziona in seguito a un apprendimento con rinforzo e feedback umani
(Reinforcement Learning with Human Feedback),
ChatGPT prova a indovinare la sequenza di parole che ritiene più opportuna
come risposta per quella specifica domanda (prompt). Lo fa su base statistica, dopo aver ricevuto
una quantità enorme di parole, conversazioni, testi da leggere. Il successivo training da parte di
istruttori umani ha permesso di migliorare ulteriormente questo modello linguistico. Oggi i
risultati sono impressionanti e possono emulare, se non superare, le risposte testuali generate da
molte tastiere umane.
Per quanto precise, pertinenti, plausibili, però quelle offerte da ChatGPT sono
risposte generate su base statistica a partire dai dati che ha a disposizione, e
non formulate in seguito a un ragionamento. Nessun chatbot basato sull’Intelligenza Artificiale,
per quanto potente, può capire davvero il senso di ciò che legge e di ciò che genera. Questo
significa che l’errore è dietro l’angolo, e che chi lo usa dovrà saperne certamente più di lui.
I limiti: come non usare ChatGPT
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Non usarlo in ambito matematico e neanche in tutti i casi in cui hai bisogno di una risposta
precisa e inconfutabile.
L’Intelligenza Artificiale dà vita a macchine con un’intelligenza che emula quella umana. Mentre
i software classici si basano sulla programmazione e quindi su modelli matematici perfetti,
l’AI, il Machine Learning, il Deep Learning, le reti neurali, si fondano su tecniche di
apprendimento, che possono portare a risultati mai perfetti al 100%. Proprio come accade con
l’intelligenza umana, con la differenza che l’uomo può ragionare e capire davvero il senso di un
discorso mentre tool come ChatGPT non capiscono mai davvero le informazioni che lavorano e
producono, semplicemente restituiscono output plausibili, utili, buoni magari al 95%, ma mai
matematicamente perfetti. E infatti, come dimostra
Stephen Wolfram in questo articolo, ChatGPT ha grossi problemi in ambito matematico. Fatto sta che di fronte a domande che
richiedono una risposta precisa come: “Quanto dista Chicago da Tokyo” oppure “Quanto fa 3
elevato a 73” o, ancora, “Calcola la circonferenza di questa ellisse”, ChatGPT offre risposte
coerenti, discorsive, convincenti, ma solo a livello linguistico, perché i risultati numerici
sono errati.
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Non fidarti
Perché le criticità non si fermano solo quando si tratta di numeri, alcune risposte sono errate,
ripetitive, fuorvianti anche in altri ambiti. ChatGPT qualche volta mente. Questo succede perché
nonostante la grande quantità, le informazioni che ha in archivio sono limitate. ChatGPT non
prende dati dalla rete ma dal suo database che è aggiornato al 2021.
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Non fare domande con leggerezza
Il secondo motivo per cui il chatbot di OpenAI può restituire risposte sbagliate o non
soddisfacenti sta nella qualità del prompt, della domanda che gli viene posta. Quindi attenzione
a cosa chiedi e a come lo chiedi.
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Non usarlo come unico tool di riferimento
Un altro limite di ChatGPT sta nell’incapacità di fornire le fonti delle informazioni usate per
generare risposte. Possiamo superare questo e gli altri limiti di ChatGPT usandolo in
combinazione con altri strumenti a disposizione. Pensiamo banalmente all’uso combinato di
ChatGPT + Google, oppure ad abbinamenti più sofisticati come quello suggerito, sempre
qui da Stephen Wolfram, fra l’Intelligenza Artificiale di ChatGPT e quella computazionale del codice Wolfram|Alpha,
per sviluppare uno strumento superpotente, capace di combinare la potenza generativa dell’AI con
il rigore matematico dei software tradizionali.
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Non usarlo se sei alle prime armi
La generazione di risposte plausibili e qualche volta, parzialmente o impercettibilmente,
sbagliate, implica la necessità di avere una guida molto esperta e competente nello specifico
ambito di utilizzo e molto attenta e allenata nell’uso di ChatGPT.
Le potenzialità: come usare ChatGPT
La consapevolezza rispetto alle criticità ci permette di suggerirti buone pratiche d’uso per
questo strumento, a prescindere dal settore in cui operi. Che tu sia un copywriter, un venditore,
un programmatore, un manager, un blogger, ecco come puoi usare ChatGPT per sfruttarlo al massimo
delle sue potenzialità.
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Operatività: usalo per risparmiare tempo
ChatGPT è un ottimo assistente virtuale in grado di aiutarti nella ricerca di informazioni e
nella stesura di primi ottimi punti di partenza su cui impostare il tuo lavoro.
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Creatività: usalo per avere spunti
ChatGPT può diventare un collega con cui fare brainstorming, oppure aiutarti a superare prime
criticità, blocchi dello scrittore, mancanza iniziale di idee.
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Controllo: usalo per validare i tuoi lavori
ChatGPT è un ottimo correttore di bozze, ma anche in questo ultimo check, il consiglio è quello
di non affidarti mai completamente al pilota automatico, cerca di tenere alta l’attenzione anche
in fase di controllo.
Le ultime evoluzioni di strumenti come chatGPT ci mettono di fronte a una svolta epocale in cui la
tecnologia sconfina in ambiti riservati all’essere umano, prospettando possibilità incredibili e
un modo totalmente nuovo di fare le cose.
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