Siamo appena rientrati dai
Digital Design Days (DDD) 2024, la
prima edizione in presenza dopo il lungo periodo di eventi digitali post-pandemia. Come Geckosoft,
eravamo entusiasti di partecipare a uno degli appuntamenti più attesi del design digitale, pronti
a immergerci in tre giorni di ispirazione, networking e nuove prospettive. Tuttavia, questa
edizione ha lasciato in noi un mix di emozioni contrastanti.
Un evento partecipato, ma con contenuti spesso deludenti
È innegabile che la partecipazione sia stata alta. Designer, sviluppatori, agenzie e
professionisti del settore da tutto il mondo si sono riversati a Milano, ansiosi di condividere
esperienze e di scoprire cosa riserva il futuro del digital design. Tuttavia, il livello dei
contenuti offerti ha lasciato molto a desiderare.
Ci aspettavamo di vedere panel focalizzati su sfide concrete, case study dettagliati, e nuove
teorie in ambito UI/UX. Invece, la maggior parte delle presentazioni è apparsa autoreferenziale e
fortemente orientata alla promozione personale o aziendale. Molti speaker hanno scelto di mostrare
showcase o reel promozionali, trasformando le loro sessioni in una sorta di pubblicità dei propri
studi o agenzie. È stato deludente vedere così poco approfondimento e valore aggiunto, con pochi
momenti davvero stimolanti per i partecipanti.
I momenti di valore: Peter Smart e il panel AI Multiverse
Tra le eccezioni,
Peter Smart
di fantasy.co ha regalato uno dei momenti più visionari dell’intero evento. Il suo intervento ha
esplorato in profondità le potenzialità ancora inespresse del web grazie all’intelligenza
artificiale e alle interfacce generative. Ha dipinto un quadro audace e innovativo, aprendo nuove
prospettive su come l’AI possa rivoluzionare l’interazione digitale, andando ben oltre le
convenzioni attuali di chat, generazione ed edit di foto o… video deepfake.
Un altro momento di rilievo è stato il panel “AI Multiverse – Exploring the Multiple Dimensions of Artificial Intelligence“. Questo evento ha offerto una prospettiva multidisciplinare sull’intelligenza artificiale,
esplorandone le applicazioni in cinque campi chiave. Sasha Stiles ha aperto il panel con una
visione unica sull’intersezione tra AI e arte digitale, seguita dal Prof. Venanzio Arquilla, che
ha approfondito il ruolo dell’AI nel design. Il Prof. Lucio Lamberti ha invece esplorato l’impatto
dell’intelligenza artificiale sul marketing e sul neuromarketing, mentre il Prof. Giandomenico
Caruso ha illustrato le potenzialità dell’AI nella prototipazione virtuale e nelle tecnologie
AR/VR. Infine, il Prof. Alessandro Campi ha affrontato gli aspetti legati alla computer science,
completando un dibattito ricco di spunti teorici e pratici. Questo panel ha davvero svelato le
molteplici sfaccettature dell’AI, offrendo intuizioni preziose per professionisti e appassionati
del settore.
Una riflessione sulle radici del digital design
Alla luce della nostra esperienza, ci siamo chiesti se questa eccessiva autoreferenzialità derivi
solo dal desiderio di promuovere le propri agenzie e aziende, o se ci sia qualcosa di più
profondo. Il digital design, pur essendo una disciplina estremamente innovativa e cruciale per il
futuro, sembra ancora mancare di radici teoriche solide. È una disciplina relativamente nuova, e
molti dei professionisti di questo settore – sebbene anche estremamente competenti nella loro
professione – forse non hanno una formazione paragonabile a quella di altre discipline come la
storia dell’arte, l’architettura o la sociologia.
Questo potrebbe spiegare perché, troppo spesso, durante l’evento si è ricorso alla proiezione di
showcase e reel autopromozionali, piuttosto che a un dibattito più articolato sulle teorie del
design, della sua interdipendenza da marketing, strategia, comunicazione, psicologia e business, e
su come possa evolversi. Il digital design ha ancora molta strada da fare per sviluppare una base
teorica e un approccio scientifico che possa realmente sostenerlo e farlo progredire come
disciplina.
In conclusione, nonostante il nostro entusiasmo iniziale e alcune perle di valore, siamo tornati
dai DDD 2024 con la sensazione che il settore debba ancora maturare. Speriamo che, con il tempo,
questo tipo di eventi possa evolvere verso contenuti più concreti e formativi, capaci di offrire
un reale valore aggiunto ai professionisti del settore.