Chi ci conosce sa che accompagniamo realtà di qualsiasi dimensione nel processo di transizione
digitale, con itinerari dedicati e costruiti su misura. Ma oggi vogliamo entrare nello specifico
della gestione di grandi progetti di digitalizzazione, come partner tecnologico
di organizzazioni particolarmente complesse e strutturate.
Perché se la digitalizzazione è una priorità in qualsiasi organizzazione, nelle realtà più
strutturate, come enti pubblici, grandi aziende, consorzi e altri interlocutori multisoggetto,
questa priorità deve fare i conti con una
governance della transizione digitale attenta e puntuale. Non basta avere la
tecnologia: serve metodo, visione sistemica e una gestione del progetto che tenga conto delle
specificità di contesti articolati e ad alta regolamentazione.
Abbiamo, quindi, intervistato Paolo Tesser, project manager di Geckosoft, che ci ha raccontato la
sua esperienza in grandi progetti di digitalizzazione, come quello che abbiamo realizzato per
Kairos, relativo al censimento digitale e la valutazione del rischio dei ponti su tutto il territorio
nazionale. Un progetto portato avanti dal Consorzio Fabre, in cui, oltre a
Geckosoft, sono state coinvolte università, enti di ricerca, enti pubblici e privati, nei settori
dell’ingegneria civile e dell’architettura. Oppure come GEST per USL Toscana, la
smart solution di project management firmata Geckosoft, configurata per rispondere alle esigenze
specifiche dell’ente sanitario regionale nella gestione strutturata dei propri progetti, con
particolare attenzione alla pianificazione, al monitoraggio e alla rendicontazione. Uno strumento
altamente configurabile, in grado di supportare diversi ruoli operativi e offrire una visione
integrata e aggiornata dello stato di avanzamento delle attività.
Due schermate di
Kairos e
GEST
Da questa chiacchierata è nato un
prontuario Geckosoft alla gestione di grandi progetti di digitalizzazione, da
tenere qui, come guida, anche non esaustiva e in divenire, per nuovi Geckos, per altri project
manager, per le grandi realtà che avranno bisogno di iniziare un percorso di transizione digitale
con un partner tecnologico che sappia orientarsi nella doppia complessità, quella dell’innovazione
tecnologica e quella organizzativa.
1. Allineati prima ancora di lavorare
C’è un grande lavoro di preparazione a monte di eventuali contratti di collaborazione con grandi
enti. Si tratta di allinearsi agli standard richiesti per potersi iscrivere ai registri di
fornitori di ogni singola organizzazione. Oltre a eventuali e specifici standard interni da vedere
caso per caso, ce ne sono di comuni. Eccone alcuni.
-
Le norme ISO, come per esempio la
certificazione ISO 9001
- I requisiti GDPR
- L’eIDAS – firme elettroniche e l’identità digitale
- Le linee guida AgID – interoperabilità, accessibilità, sicurezza e infrastrutture
2. Fai una mappa dettagliata
Ogni progetto inizia con un lavoro di analisi del contesto e definizione degli obiettivi, ma nei
progetti più complessi è fondamentale comprendere anche la struttura organizzativa, le esigenze
delle diverse parti coinvolte, non solo quando si tratta di realtà multi-soggetto, ma anche quando
il soggetto è uno e particolarmente strutturato. Quindi, chiarisci bene quali sono le richieste
della dirigenza, dell’area IT, degli uffici operativi, dell’area business, degli utenti finali. Se
possibile fai interviste qualitative, analizza i flussi documentali, mappa i sistemi legacy,
ovvero i sistemi informatici datati ma ancora in uso, e cerca di capire le criticità passate.
Quindi identifica i KPI per ogni obiettivo condiviso.
3. Imposta una regia trasparente e condivisa
Adotta un modello di governance leggera ma solida, in grado di adattarsi ai momenti più complessi
del progetto. Ecco quello che non deve mancare:
-
Una definizione puntuale dei diversi livelli di approvazione, sia documentale, sia di test. Ad
esempio: approvazione interna, approvazione reparto IT, approvazione reparto business.
- Cronoprogramma condiviso, con stato di avanzamento e scadenze.
- Comitati di progetto programmati con cadenza regolare.
- PMO come punto di raccordo e definizione chiara delle diverse responsabilità.
-
Parallelamente allo sviluppo tecnico, un piano di comunicazione e di onboarding per tutte le
figure e i reparti coinvolti.
4. Preparati alla quantità extra di email e documenti
Non sottovalutare il tempo che dovrai dedicare ad approvare documenti e verbatim delle riunioni, e
a leggere le email. Alcune di queste saranno destinate a te, in altre sarai semplicemente in
copia, ma dovrai comunque tenerti sul pezzo. Organizza un sistema di etichette per la posta in
arrivo, e di ricerca avanzata per trovare subito le informazioni che ti interessano in ogni fase
del progetto. In questo viaggio non scordarti mai la tua stella polare: il contratto.
5. Bilancia l’avanzamento fra obblighi formali e necessità funzionali
Le fasi tipiche dei progetti digitali sono:
- Analisi e progettazione
- Sviluppo e testing
- Rilascio controllato/sandbox
- Deployment finale e formazione
- Monitoraggio post go-live
I tempi sono spesso vincolanti, ma devono essere realistici. Per questo potrebbe essere utile
adottare una metodologia ibrida, con fasi strutturate (metodologia Waterfall) per gli obblighi
formali, e un’impostazione Agile, più dinamica e collaborativa, per lo sviluppo delle
funzionalità.
6. Governa le modifiche fisiologiche, le richieste extra e le criticità
Nonostante la definizione del progetto nel contratto e la mappatura iniziale degli step di
avanzamento, man mano che si va avanti con la realizzazione, è naturale dover scendere a patti con
modifiche, richieste ed eventuali criticità. Sia perché le fasi di test implicano modifiche e
richieste extra, sia perché possono capitare criticità tecniche o di altra natura, soprattutto in
progetti di questo tipo caratterizzati da tempi lunghi, ma anche da scadenze improrogabili e
vincolanti. In ogni caso l’importante è condividerle con tutti i soggetti coinvolti, fare tutte le
valutazioni economiche e di tempistiche del caso, e far approvare ogni modifica dalle diverse aree
coinvolte.
7. Proteggi il dato alla fonte
Chiudiamo, per il momento, con una nota meno organizzativa e più di contenuto. Ma è importante
sottolinearlo, perché agli occhi di grosse organizzazioni è un aspetto particolarmente critico.
Quando si parla di progetti di digitalizzazione di grandi dimensioni le soluzioni tecnologiche
devono essere scalabili, interoperabili, modulari e attente alla sicurezza, alla privacy e
all’accessibilità. Inoltre, data la mole di informazioni (per esempio, nel caso di Inspicio,
parliamo di dati relativi a oltre 16 mila ponti), è fondamentale assicurarsi la correttezza del
dato alla fonte.
Insomma, digitalizzare una grande realtà è una vera impresa, e richiede competenze trasversali,
capacità di relazione, visione tecnica e conoscenza del contesto normativo. Per questo motivo è
fondamentale scegliere un partner tecnologico che abbia esperienza, metodo e la giusta sensibilità
organizzativa.
Grazie a Paolo per i preziosi consigli. Se hai altri punti da aggiungere al nostro prontuario
scrivici. Se invece vuoi intraprendere un progetto di digitalizzazione, grande o piccolo che sia,
contattaci!